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Associazione Italiana Laureati in Sicurezza ed Investigazione

Corso della Repubblica, 79 47100 Forlì

 ARTICOLI

L’EVOLUZIONE DELLA SECURITY AZIENDALE IN ITALIA

 

ANNI ‘70

In un contesto di conflittualità sociale diffusa (terrorismo, sequestri, ecc) il rischio percepito è maggiormente fisico. La finalità della security aziendale è di mera conservazione del patrimonio materiale attraverso atteggiamenti reattivi. La funzione security ha una scarsa visibilità nell’organizzazione aziendale con un dimensionamento limitato e con scarsi legami con le altre attività aziendali.

 

ANNI ’80

Contesto di criminalità diffusa e di avvio di informatizzazione con rischi percepiti logici e fisici. La finalità della security aziendale è di tutela delle risorse materiali in un’ottica contestuale e preventiva. La funzione security si avvia ad una strutturazione organizzativa ed all’integrazione con le altre funzioni.

 

ANNI ’90

I rischi percepiti sono di tipo organizzativo, logico e fisico (valore dell’informazione) in un contesto caratterizzato da competizione, globalizzazione dei mercati ed informatizzazione diffusa. La tutela delle risorse materiali ed immateriali si confronta con i bisogni extra-aziendali (attenzione al sociale). S’implementa nell’organizzazione aziendale la “funzione security”, figura dirigenziale ad alto livello in posizione di staff, con referente il più alto livello operativo aziendale.

 

1995 >>>emanazione norma UNI 10459, definizione di Security: “ Studio ed attuazione delle strategie, delle politiche e dei piani operativi volti a prevenire, fronteggiare e superare eventi, in prevalenza di natura dolosa e/o colposa, che possono colpire le risorse umane, materiali, immateriali ed organizzative di cui l’azienda dispone o di cui necessita per garantirsi un’adeguata capacità concorrenziale, nel breve, nel medio e nel lungo termine ”.

 

 

Prospettive future

 

Ø         Aumento della privatizzazione di aziende pubbliche con aumento di responsabilità nella prevenzione e gestione dei rischi (in precedenza, attività di competenza delle sole Forze dell’Ordine).

Ø         Esaltazione dei fattori connessi agli asset immateriali (difesa del business, partnership, informazioni, know-how, immagine, ecc).

Ø         Massima strutturazione organizzativa della “funzione security” con una forte integrazione con le altre funzioni.

 

 

Bibliografia:

F. Innamorati, La Security d’impresa, Insigna Editore, Milano, 2002.

G. Morzenti, Organizzazione della security aziendale: esigenza di modello equalizzato in “Bancaforte”, Bancaria Editrice, Roma, 1999.

 

ALCUNI PRINCIPI DI SICUREZZA

 

Ø           ANALISI DEL RISCHIO

Classica raccomandazione degli esperti di sicurezza “prova a pensare come un ladro!”. Per analizzare le diverse possibilità d’attacco è necessario mettersi nei panni del malvivente.

Può essere utile contattare un esperto di sicurezza insieme con il quale analizzare la situazione e progettare un sistema integrato di sicurezza che comprende sia strumenti di sicurezza sia procedure di comportamento.

 

 

Ø           IMPREVEDIBILITA’

 

L’abitudine è la maggiore alleata del criminale.

Senza stravolgere l’attività quotidiana, cambiare frequentemente orari, luoghi e percorsi rende difficoltosa la pianificazione di un eventuale attacco.

 

 

Ø           CONTROSSERVAZIONE

 

E’ raro che un malvivente attacca un obiettivo senza effettuare diverse ricognizioni. Invece di giocare in difesa, abituarsi ad un “atteggiamento pro-attivo” annotando mentalmente (o meglio, su un foglietto di carta) caratteristiche particolari di persone o veicoli che vi sembrano sospetti o, in ogni caso, fuori luogo rispetto alla situazione.

Se siete testimoni di qualche evento particolare, concentratevi sugli elementi che possono aiutare le Forze dell’ordine a ricostruire il fatto (ora e luogo, targa dei veicoli, ammaccature della carrozzeria, conformità del viso, altezza delle persone rispetto ad un oggetto di riferimento, tatuaggi, imperfezioni fisiche ecc).

 

 

Ø                SICUREZZA IN RAPPORTO A QUALITA’ DELLA VITA

 

Il Dizionario ci dice che è sicuro colui che è: privo di qualsiasi timore, che si sente tranquillo, quieto. Ai rischi reali vanno aggiunti, quindi, anche quei rischi immateriali che noi percepiamo come tali ma che non riusciamo ad individuare concretamente.

 

Le più recenti politiche di sicurezza tendono a privilegiare quelle soluzioni che accrescono la qualità della vita accantonando comportamenti e strumenti che, spesso, accrescono l’angoscia invece di attenuarla.

 

Diventa sempre più importante, quindi, avvicinarsi ad una cultura della sicurezza attenta ad analizzare i bisogni sociali offrendo risposte concrete ed efficaci per attenuare la diffusa sensazione d’insicurezza.

 

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